Vedere
la miniera da lontano mi provocava un misto di paura e sollievo,
mentre al capitano altro non faceva che procurare un aumento
dell’ira, a Doc cresceva la voglia di sparare e Toro altro non
faceva che parlare con la sua aquila come al solito. Ciò che vedemmo
fu la normale presentazione di un ingresso di uno scavo, fu quello
che non vedemmo a insospettirci, non c’era anima viva, e solo dopo
avrei compreso l’entità di queste mie affermazioni. La nostra
prima tappa fu la baracca dell’amministrazione della miniera,
disordine e sangue, ma cosa era successo? Trascinati dalla situazione
e dall’irruenza i miei compagni corsero a ispezionare il capanno
degli attrezzi e il dormitorio, senza però trovare nulla, a
differenza di me, che data la mia abilità investigativa trovai
qualcosa di ancor più particolare di quanto visto finora. Una
richiesta ufficiale al magazzino in città, per la consegna di cinque
bare, nulla di strano in realtà se non fosse per la firma, siglata
appunto con il simbolo del teschio; Carter fu il primo a trasalire e
a sussurrare “skulls and bones”. Il capitano corse fuori verso
l’ingresso decidendo per tutti che era il momento di capire cosa
stava succedendo e che le risposte erano nella miniera. Riuscivo solo
a pensare al forte odore di sangue proveniente dall’ingresso quando
Carter si avvicinò a me e disse:” Voglio che qualcuno torni vivo,
prendi il cavallo e aspetta davanti l’ingresso, se non sentirai più
nulla, corri, galoppa più che puoi, non raccontare a nessuno quello
che hai visto, e soprattutto non una parola sui teschi, d’accordo?”
o almeno questo è quello che capii, potei dire solo “si, signore”.
Mentre i miei compagni si dirigevano verso la porta, non potei che
domandarmi, se mi avesse lasciato all’ingresso, perché sarei stato
solo d’impiccio o perché ero l’unico davvero affidabile per
portare la verità di quanto era successo.domenica 31 agosto 2014
Dentro la miniera...
Vedere
la miniera da lontano mi provocava un misto di paura e sollievo,
mentre al capitano altro non faceva che procurare un aumento
dell’ira, a Doc cresceva la voglia di sparare e Toro altro non
faceva che parlare con la sua aquila come al solito. Ciò che vedemmo
fu la normale presentazione di un ingresso di uno scavo, fu quello
che non vedemmo a insospettirci, non c’era anima viva, e solo dopo
avrei compreso l’entità di queste mie affermazioni. La nostra
prima tappa fu la baracca dell’amministrazione della miniera,
disordine e sangue, ma cosa era successo? Trascinati dalla situazione
e dall’irruenza i miei compagni corsero a ispezionare il capanno
degli attrezzi e il dormitorio, senza però trovare nulla, a
differenza di me, che data la mia abilità investigativa trovai
qualcosa di ancor più particolare di quanto visto finora. Una
richiesta ufficiale al magazzino in città, per la consegna di cinque
bare, nulla di strano in realtà se non fosse per la firma, siglata
appunto con il simbolo del teschio; Carter fu il primo a trasalire e
a sussurrare “skulls and bones”. Il capitano corse fuori verso
l’ingresso decidendo per tutti che era il momento di capire cosa
stava succedendo e che le risposte erano nella miniera. Riuscivo solo
a pensare al forte odore di sangue proveniente dall’ingresso quando
Carter si avvicinò a me e disse:” Voglio che qualcuno torni vivo,
prendi il cavallo e aspetta davanti l’ingresso, se non sentirai più
nulla, corri, galoppa più che puoi, non raccontare a nessuno quello
che hai visto, e soprattutto non una parola sui teschi, d’accordo?”
o almeno questo è quello che capii, potei dire solo “si, signore”.
Mentre i miei compagni si dirigevano verso la porta, non potei che
domandarmi, se mi avesse lasciato all’ingresso, perché sarei stato
solo d’impiccio o perché ero l’unico davvero affidabile per
portare la verità di quanto era successo.sabato 23 agosto 2014
I magnifici 4
Durante
il turno di Doc non riesco a dormire, lo vedo quasi più sveglio del
solito, sarà la mancanza d’alcool? Tocca finalmente a me, penso
che sono di nuovo pronto a dimostrare il mio valore in questa
spedizione, quando comincio distintamente a sentire rumori da dietro
un arbusto. Non voglio rischiare di non essere all’altezza della
situazione così, con tutta il rispetto e la delicatezza, sveglio il
capitano e lo metto al corrente di quanto accade; sfortunatamente si
tratta solo di un paio di coyote attirati dal tenue fuoco, il
capitano allontana loro e poi me, prima di ricoricarsi nel giaciglio.
La nottata prosegue senza troppe distrazione, a parte l’assurdo e
fastidio canto di Toro, di cui solo Doc pare trovare giovamento.
Nei
pressi della miniera d’argento, Giugno, 13, 1880.
Rinfrancati dalla notte di riposo saliamo in groppa ai cavalli decisi a scoprire cosa accade davvero nei dintorni, e grazie al mio colpo d’occhio viene a galla l’ennesima stranezza. Una serie di tracce, come di ruote, quei segni che potrebbero essere proprio delle diligenza scomparsa, decidiamo di approfondire lasciando la strada principale verso la miniera e ci ritroviamo all’interno di canyon con quello che rimane del carro che aveva lasciato i segni. E’ strano molto strano quello che troviamo, nessuna traccia visibile, nessuna stranezza un carro semidistrutto e abbandonato da tempo, solo casse vuote con la bandiera americana e nulla di più, forse l’ennesimo punto cieco? Dopo la scoperta del carro distrutto diventa obbligatorio indagare sulla pila di corpi che avevamo scoperto il giorno prima.
E’ una strage una dozzina piena di morti, messicani, e ancora le casse d’armi, il collegamento diventa semplice, contrabbando e un imboscata, questi avanzi di galera, si sono fatti la pelle a vicenda, continuo a essere stupido della stupidità di questi banditi. Cerchiamo indizi, nonostante i canti lamentosi del nostro indiano, è quello che notiamo sono bossoli infilati nella bocca delle vittime, una firma? Sono completamente d’accordo col capitano Carter quando fa notare quanto sia trafficato questo piccolo angolo di nulla.
Così completamente all’oscuro di quando accade ritorniamo sulla strada principale pronti per dirigerci alla miniera, ma nuovamente qualcosa di strano canalizza la nostra attenzione, troviamo quella che sembra essere senza ombra di dubbio la diligenza partita dalla miniera, insieme al cadavere del povero Jacky. Ecco però che questa volta notiamo indizi significanti e cioè: la diligenza trasportava qualcosa di diverso da un carico d’argento o d’oro i segni del peso lo indicano chiaramente, non ci sono segni di scorta alla carrozza e infine Jacky presenta lo stesso rituale dei messicani, ma con un una particolarità, il bossolo nella bocca è lo stesso dell’arma che l’ha colpito alle spalle. In che terribile angolo di mondo siamo finiti? E’ questa la domanda che continuammo a ripeterci mentre ci affrettavamo, nell’unico posto dove speravamo di trovare risposte.
Rinfrancati dalla notte di riposo saliamo in groppa ai cavalli decisi a scoprire cosa accade davvero nei dintorni, e grazie al mio colpo d’occhio viene a galla l’ennesima stranezza. Una serie di tracce, come di ruote, quei segni che potrebbero essere proprio delle diligenza scomparsa, decidiamo di approfondire lasciando la strada principale verso la miniera e ci ritroviamo all’interno di canyon con quello che rimane del carro che aveva lasciato i segni. E’ strano molto strano quello che troviamo, nessuna traccia visibile, nessuna stranezza un carro semidistrutto e abbandonato da tempo, solo casse vuote con la bandiera americana e nulla di più, forse l’ennesimo punto cieco? Dopo la scoperta del carro distrutto diventa obbligatorio indagare sulla pila di corpi che avevamo scoperto il giorno prima.
E’ una strage una dozzina piena di morti, messicani, e ancora le casse d’armi, il collegamento diventa semplice, contrabbando e un imboscata, questi avanzi di galera, si sono fatti la pelle a vicenda, continuo a essere stupido della stupidità di questi banditi. Cerchiamo indizi, nonostante i canti lamentosi del nostro indiano, è quello che notiamo sono bossoli infilati nella bocca delle vittime, una firma? Sono completamente d’accordo col capitano Carter quando fa notare quanto sia trafficato questo piccolo angolo di nulla.
Così completamente all’oscuro di quando accade ritorniamo sulla strada principale pronti per dirigerci alla miniera, ma nuovamente qualcosa di strano canalizza la nostra attenzione, troviamo quella che sembra essere senza ombra di dubbio la diligenza partita dalla miniera, insieme al cadavere del povero Jacky. Ecco però che questa volta notiamo indizi significanti e cioè: la diligenza trasportava qualcosa di diverso da un carico d’argento o d’oro i segni del peso lo indicano chiaramente, non ci sono segni di scorta alla carrozza e infine Jacky presenta lo stesso rituale dei messicani, ma con un una particolarità, il bossolo nella bocca è lo stesso dell’arma che l’ha colpito alle spalle. In che terribile angolo di mondo siamo finiti? E’ questa la domanda che continuammo a ripeterci mentre ci affrettavamo, nell’unico posto dove speravamo di trovare risposte.
venerdì 15 agosto 2014
Per un pugno di dollari...
Abbiamo
il sopravvissuto davanti, è visibilmente scosso; e nonostante sia
stato proprio lui ad attaccarci, stranamente dal suo viso, nonostante
la vistosa sporcizia, riesco a capire che è solo un povero
disperato, mentre i miei compagni credo facciano quasi a gara a chi
lo intimorisce di più. Ci racconta, incoraggiato da Carter, di
chiamarsi Matt, di essere, come è evidente dai suoi vestiti, un
minatore. Lui e il suo compare sono stati reclutati per seguirci,
sfortunatamente, era proprio l’altro ad avere i contatti con il
mandante, i miei compagni non si fidano cercano di estorcere
informazioni allo sventurato, ma è evidente che sta dicendo la
verità. Ci racconta che in città c’è un altro uomo potente oltre
Marlon, cioè O Connor il gestore dell’emporio ha parecchie
attività aperte con l’esercito. Ma soprattutto ci dice che la
miniera è esaurita da ormai due mesi e mezzo, giorno in cui il capo
miniera Francis li ha cacciati via, anche questo è vero; ma allora
perché Marlon ci ha raccontato di un carico che doveva partire due
giorni fa? Davvero non sapeva nulla. L’ultima cosa che aggiunge
prima di richiudersi nella paura è di una misteriosa serie di
cunicoli naturali scoperti nella miniera proprio nel suo ultimo
giorno. Carter decide che sarebbe una buona idea mandare indietro il
povero disgraziato per scoprire chi li aveva assoldati, io mi limito
a confermare che è certo che Matt non ci avrebbe mentito, cosicché
lo mandiamo indietro con dieci dollari e la minaccia di aiutarci o
fare una fine orribile.Cavalchiamo ancora per qualche ora, finché poco prima che cominci a fare buio, l’indiano grazie alla sua vista sviluppata, riesce a notare quello che sembra il teatro di un massacro poco distante, annunciato dal gran numero di avvoltoi che gli volano intorno; il Capitano suggerisce con il suo solito tatto, che sarà meglio per noi occuparcene l’indomani dopo aver riposato. Mentre mille domande affollano il gruppo, sorseggiamo altro caffè, prima di decidere i turni di guardia, Doc, impaziente e irruente come al solito, sarà il primo, io avrò l’onore di essere secondo, poi il capitano Carter e infine il selvaggio. Vengo istruito su come condurre un turno di guardia, di come non dovrei né scrivere, né leggere, per mantenere alta la concentrazione, ma ciò che è accaduto fin ora, è troppo interessante per non essere documentato.
mercoledì 6 agosto 2014
Quello che gli indiani pensano...
Gli
spiriti sono inquieti. Lo sento nella sabbia e nel vento e mi tocca
assecondarli, capire cosa vogliono comunicarmi. La mia aquila osserva
dall'alto nostro gruppo poco colorito. Lo sceriffo Carter Virginia
sembra uomo buono e saggio e io mi fido di lui. Anche il giovane
sputafuoco sembra buono e credo io deve prendere ad esempio lo
sceriffo. L'uomo vestito bene invece non mi piace anche se fa parte
del nostro gruppo; forse perché arriva da molto lontano, oltre
Grande Mare ad Est e non crede ai miei spiriti. Cosa sa lui di
spiriti? Lui sempre avete testa sui libri ma non sempre tutte le
risposte trovare sui libri. E come se non bastasse guai guai grossi
vicino di miniera e sceriffo Carter Virginia volere indagare. Confido
negli spiriti che ci guidano a dispetto dell'uomo elegante.
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